primo coworking in italia

Il primo Coworking in Italia – cioè noi – aprì di Pesce d’Aprile. Non era uno scherzo.

C’è una data che, nel mondo del lavoro italiano, vale più di quanto sembri. È una data che in pochi ricordano, ma che ha cambiato — lentamente, silenziosamente, concretamente — il modo in cui migliaia di professionisti pensano allo spazio in cui lavorare ogni giorno.

1° aprile 2008, una data che sembrava uno scherzo

Il 1° aprile 2008 non è una data scelta per ragioni simboliche né per un calcolo di marketing. È semplicemente il giorno in cui, negli uffici di un’agenzia di comunicazione milanese al civico 3 di via Ventura, nel quartiere Lambrate, venne aperta per la prima volta una scrivania a un professionista esterno.

Qualcuno che non era un dipendente, non era un cliente, non era un fornitore. Era, nella terminologia che si sarebbe affermata di lì a poco, un Coworker.

Il fatto che in quella data cada il pesce d’aprile è, a pensarci bene, uno di quegli scherzi che il calendario fa di tanto in tanto alla storia. Perché quella mattina di aprile non c’era niente di ironico: c’era solo un’idea concreta, un po’ artigianale, nata da una necessità pratica.

L’agenzia si chiamava (e si chiama tuttora) Monkey Business e i suoi soci, Laura Coppola e Massimo Carraro, si erano trovati di fronte a un interrogativo molto semplice: quegli uffici, che avevano allestito con cura a partire dall’ottobre 2002, erano troppo grandi per loro da soli.

Spostarsi non era una strada che volevano percorrere — avevano costruito qualcosa in quel luogo, qualcosa che andava oltre i metri quadri. La risposta che trovarono si chiamava, in inglese, Coworking. In Italia, a quell’epoca, non aveva ancora un nome.

Il Coworking aperto nel 2008 a Milano: un’idea senza precedenti in Italia

Quando si parla del Coworking aperto nel 2008 a Milano, vale la pena fermarsi un momento sul contesto. Non esistevano spazi di Coworking in Italia. Non esistevano guide, modelli di contratto, riferimenti normativi, benchmark di settore. Non esistevano nemmeno, ancora, i social network come li conosciamo oggi — Facebook era appena uscito dalla sua fase universitaria americana, LinkedIn era una piattaforma di nicchia, Instagram non era nemmeno un’idea.

Esistevano però i blog. E fu proprio attraverso un blog su WordPress.com che i fondatori di quello spazio iniziarono a raccontare quello che stava succedendo in via Ventura 3, con l’obiettivo duplice di farsi trovare da chi poteva essere interessato e di capire come il web avrebbe reagito a un concetto ancora del tutto estraneo al panorama lavorativo italiano.

La risposta arrivò, e arrivò da dove non ci si aspettava: da Londra. Il primo Coworker che varcò la soglia di via Ventura 3 era un professionista italiano residente nella capitale britannica, che aveva incrociato online quella piccola storia nascente e, in occasione di un periodo di lavoro a Milano, aveva chiesto di poter usare quelle scrivanie.

Era, in tutto e per tutto, il profilo ideale di quello che il Coworking avrebbe poi dimostrato di saper intercettare meglio di qualunque altro spazio lavorativo: un professionista mobile, connesso, autonomo, che non cercava un ufficio tradizionale ma un luogo con una sua qualità umana.

Via Ventura 3: un indirizzo che diventa storia del Coworking in Italia

L’indirizzo di via Ventura 3 non era casuale, anche se non era stato scelto con quella consapevolezza. Lambrate, nel 2002, era ancora una zona in gran parte industriale, con ex-fabbriche che iniziavano timidamente a trasformarsi in studi, gallerie, laboratori.

Un quartiere che aveva un suo carattere specifico — operaio, concreto, non ancora gentrificato — e che negli anni successivi sarebbe diventato uno dei distretti creativi più vivaci di Milano, noto a livello internazionale soprattutto grazie al Fuorisalone.

In quel contesto, lo spazio di via Ventura 3 si inseriva in modo naturale: non era un ufficio disegnato a tavolino per sembrare creativo, era uno spazio di lavoro autentico, con tutti i segni di chi ci lavorava davvero dentro ogni giorno.

Questo dettaglio non è secondario. Uno dei motivi per cui il primo Coworking in Italia ha resistito al tempo — ed è ancora operativo oggi, quasi diciassette anni dopo — è precisamente questo: non nacque come prodotto immobiliare, non nacque da un investimento in cerca di rendimento, nacque dall’interno di un’attività professionale già in corso.

Il Coworking fu, in quel caso, una soluzione a un problema reale. E le soluzioni nate da problemi reali tendono ad avere una durata diversa rispetto a quelle nate da opportunità di mercato.

Dal primo Coworker a una rete nazionale: il 2009 e il salto di scala

Nel corso del primo anno di attività, quello spazio in via Ventura divenne qualcosa di diverso da un semplice ufficio condiviso. Divenne un laboratorio: un luogo in cui si capiva, settimana dopo settimana, cosa funzionava e cosa no nell’idea di mettere insieme professionisti sconosciuti in uno stesso spazio.

Cosa genera un ambiente di lavoro positivo. Che tipo di dinamiche nascono tra persone che non hanno una gerarchia in comune, ma solo un indirizzo.

Le risposte che emergevano da quell’esperienza quotidiana iniziarono ad attirare l’attenzione di altri. Da diverse città d’Italia — Veneto, Liguria, Piemonte, Sardegna — arrivarono contatti di persone che avevano letto il blog, che avevano sentito parlare di quello che succedeva a Lambrate, e che volevano fare la stessa cosa nei loro territori.

Il 20 febbraio 2009, durante una serata del gruppo milanese Girl Geek Dinner, quello spazio di via Ventura 3 smise di essere solo un coworking e diventò anche il punto di partenza ufficiale di Rete Cowo® — Coworking Network: la prima rete di coworking indipendenti in Italia.

Non un franchising, non una catena con logiche immobiliari, ma un progetto di condivisione di sapere, brand e approccio tra spazi autonomi distribuiti su tutto il territorio nazionale.

Quella sera, in via Ventura 3, partecipò un centinaio di persone. Alcune di loro avrebbero avuto, negli anni successivi, un ruolo attivo nella vita della rete.

Still crazy after all these years

Oggi quello spazio occupa 140 mq su due livelli, offre postazioni in open space, uffici privati per team fino a quattro persone e phone booth insonorizzati. Ha un accesso digitale attivo 24 ore su 24, sette giorni su sette, senza permanenza minima richiesta.

Ha accolto, negli anni, professionisti di nazionalità e settori molto diversi — una community che il sito di via Ventura 3 presenta con un dettaglio curioso: il buongiorno scritto in nove lingue diverse, ciascuna delle quali corrisponde a una presenza reale, non a un’aspirazione comunicativa.

Ha oltre 120 recensioni su Google, con una media che si mantiene stabilmente tra le più alte del settore a Milano e in tutta Italia.

Ha visto coworker che se ne sono andati e sono tornati. Ha visto alcuni dei suoi Coworker diventare, a loro volta, gestori di spazi Cowo® in altre città.

È ancora la sede operativa di Rete Cowo®, il network che da quella prima apertura si è sviluppato fino a contare oggi oltre 80 spazi attivi in tutta Italia.

E siamo solo all’inizio

Raccontare la storia del primo Coworking in Italia è il modo più diretto per capire dove sta andando. Le idee che funzionano hanno radici riconoscibili — e vale la pena conoscerle.

Il Coworking nato in via Ventura 3 nel 2008 è fondato su un principio che il tempo continua a confermare: che in uno spazio di lavoro condiviso il valore più importante non sono i servizi, non è il design degli arredi, non è la velocità della connessione.

È la qualità delle relazioni che quello spazio rende possibili.

Il Manifesto Cowo® lo dice chiaramente: nel nostro modello, la relazione viene prima del business. È il punto cinque. Ed è esattamente il motivo per cui uno spazio di 140 mq in una via del quartiere Lambrate di Milano è oggi la sede di un Network che collega oltre 80 realtà professionai in tutta Italia — e continua ad aprirne di nuove.

Cowo® Coworking Milano Lambrate si trova in via Ventura 3, quartiere Lambrate. Accesso 24/7, nessuna permanenza minima, postazioni e uffici privati. È la sede di Rete Cowo® — Coworking Network.